Il libro del mese: “L’ultima ghigliottina in Toscana”
Un macabro eccidio perpetrato nella campagna di Porto Ercole ad opera di un capraio del luogo la notte dell’11 maggio 1828, che portò ad un’esecuzione capitale, al centro del volume “L’ultima ghigliottina in Toscana” di Gualtiero Della Monaca e Alessandro Ferrini, realizzato con il patrocinio del comune di Monte Argentario
“L’ultima ghigliottina in Toscana”
Un macabro eccidio perpetrato nella campagna di Porto Ercole ad opera di un capraio del luogo la notte dell’11 maggio 1828, che portò ad un’esecuzione capitale, al centro del volume “L’ultima ghigliottina in Toscana” di Gualtiero Della Monaca e Alessandro Ferrini, realizzato con il patrocinio del comune di Monte Argentario
è uscito in questi giorni nelle librerie e nelle edicole della provincia di Grosseto “L’ultima ghigliottina in Toscana - Storia di un efferato fatto di sangue accaduto a Porto Ercole nella prima metà dell’Ottocento” di Gualtiero Della Monaca e Alessandro Ferrini, un volume di 208 pagine, realizzato con il patrocinio del comune di Monte Argentario.
Il libro racconta la strage dei quattro componenti la famiglia Del Coco, eccidio perpetrato nella campagna di Porto Ercole la notte dell’11 maggio 1828 ad opera di un capraio del luogo, certo Vincenzo Rosi, che si avvalse della complicità del figlio Salvatore. I due dettero fuoco alla capanna dove dormivano moglie, marito e due figli, ignari della sorte che li attendeva; oltretutto la donna era incinta di cinque mesi. Come se non bastasse il Rosi tenne bloccata la porta con un palo di legno e rimase sul posto a godersi il macabro spettacolo. A scatenare la ferocia del capraio portercolese era stato un banale diverbio avuto il giorno prima con il capofamiglia Gaetano Del Coco.
Con la ricostruzione del tragico fatto di sangue, scaturita da un accurato esame degli Atti relativi alle indagini e agli interrogatori compiuti all’epoca dai funzionari del Tribunale di Orbetello, i due autori offrono al lettore un’affascinante cronaca giudiziaria dal gusto romanzesco.
Alla sentenza di morte contro Vincenzo Rosi, emessa il 2 ottobre 1829 dalla Ruota Criminale di Firenze, seguì la condanna eseguita il 20 luglio 1830 per mezzo della ghigliottina, introdotta in Toscana il 29 Agosto 1817 per ordine del granduca Ferdinando III. La celebrazione del processo ebbe una vasta eco su tutto il territorio del Granducato e la cronaca dell’esecuzione fu riportata dalla “Gazzetta di Firenze”.
La ricerca condotta negli archivi di Orbetello, Grosseto e Firenze ha inoltre dato l’opportunità ai due autori di comporre un autentico spaccato storico della vita sociale, religiosa ed economica che si svolgeva nel circondario di Orbetello in quegli anni. Una sezione, questa, corredata da una ricca documentazione e da numerose piante e mappe in gran parte inedite.
Nel primo capitolo vengono prese in esame le varie fasi che portarono all’abolizione della pena di morte in Toscana. L’atto iniziale risale al 30 novembre 1786, epoca in cui il granduca Pietro Leopoldo approvò la legge più celebre mai emanata in Italia, contenuta in quello che viene considerato il più moderno codice penale promulgato in Europa nel Settecento. Con questa riforma furono abolite per la prima volta la pena di morte, la tortura ed il reato di lesa maestà, inoltre ai Giudici veniva imposta la massima sollecitudine nella conduzione dei processi, con tanto d’indennizzo previsto per le persone risultate ingiustamente processate.
L’abolizione ebbe, però, breve durata. La pena di morte, infatti, fu di nuovo ripristinata nel 1790, anche se soltanto per i reati di sommosse politiche contro lo Stato, ma subito dopo la Restaurazione Lorenese venne riconfermata e allargata anche ai reati comuni dal granduca Ferdinando III il quale alla morte data sulla forca preferì il meno doloroso taglio della testa tramite la ghigliottina.
Nel 1859, dopo la cacciata dalla Toscana degli Asburgo-Lorena, vale a dire alla vigilia dell’Unità d’Italia, la pena capitale fu definitivamente abolita dal Governo Provvisorio Toscano che commentò la sua scelta coraggiosa con queste parole: fra di Noi la civiltà fu sempre più forte della scure del carnefice.
Il libro termina con un’Appendice nella quale Ferrini e Della Monaca raccontano le difficoltà incontrate nel corso della loro ricerca e prendono in esame i pochi scritti che in passato hanno trattato lo stesso argomento.
Per l’impostazione grafica i due autori si sono avvalsi della collaborazione di Gerd Malcherek che ha saputo dare al volume un’impronta davvero particolare.
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