Editoriale
Spazio all'argomento del mese nell'editoriale del Direttore Responsabile, Celestino Sellaroli, che puntualmente ci introduce alle notizie e agli approfondimenti del nuovo numero della rivista.
Candidatura Unesco, siamo al verdetto finale per il Parco delle Colline Metallifere e… per la Maremma
Questo mese parliamo del Parco Nazionale Tecnologico Archeologico delle Colline Metallifere della Maremma Grossetana (nome più complicato non poteva essere scelto, ma tant’è!). Lo facciamo perché siamo alla stretta finale, al momento decisivo, per l’ammissione o meno nella Rete Mondiale dei Geoparchi Unesco.
Nei primi giorni di agosto, infatti, i due commissari – mister Valiakos e mister Zellmer – hanno fatto visita alla struttura, per valutarne l’organizzazione e l’attività e soprattutto per redigere una scheda di giudizio, da sottoporre alla Commissione per il verdetto definitivo, atteso per la data del 28 settembre.
Dentro o fuori, a questo punto non ci sono passaggi intermedi. Il destino del Parco è ora nelle mani del Comitato di coordinamento europeo del Global Unesco Geoparks Network.
Cresce dunque l’attesa per la decisione conclusiva di un iter molto lungo e complesso, avviato almeno un paio d’anni fa, con la presentazione ufficiale della candidatura. Un iter che potrebbe consacrare a livello internazionale non solo il Parco ma tutto il territorio delle Colline Metallifere e più in generale la Maremma.
Istituito nel 2002 (con decreto ministeriale del 28 febbraio dal Ministero dell’Ambiente in applicazione della legge 388/2000), il Parco nasce dalla volontà di non disperdere la storia dell’attività minerarie e della metallurgia che si sono succedute nel comprensorio delle Colline metallifere Grossetane per circa tre millenni e che hanno influito alla determinazione del loro paesaggio culturale.
In meno di dieci anni, grazie all’intenso e pregevole lavoro portato avanti fino al marzo scorso da Hubert Corsi (oggi il testimone è passato nelle mani di Luca Agresti), il Parco è cresciuto molto, salendo spesso alla ribalta per la sua prolifica attività, per l’organizzazione innovativa, per un progetto di sviluppo di un’area che fino a poco tempo fa pareva avviata ad un inesorabile declino.
“Ci sono cose, eventi che non lasciano traccia di sé e scompaiono dalla storia. Ci sono invece cose che rimangono visibili davanti agli occhi e alla memoria per troppo tempo; allora anch’esse rischiano di scomparire, come delle immagini sovraesposte alla luce e quindi sbiancate, rese evanescenti. Ci sono cose che non esistono più, perché a un certo punto hanno smesso di servire, hanno esaurito il loro ruolo. Questo vale per un castello medievale diroccato come per una miniera abbandonata. Essi hanno perduto il loro senso originario per acquisirne un altro, di volta in volta diverso. La miniera, luogo del lavoro e dell’economia, può trasformarsi in un’ingombrante maceria, oppure in un prezioso luogo della memoria”.
Come testimoniano queste belle parole dell’ex presidente Corsi, la sfida iniziale (oggi possiamo dire sicuramente vinta), è stata proprio quella del recupero della memoria, ovvero salvare, conservare e valorizzare il patrimonio ambientale, storico-culturale e tecnico-scientifico delle Colline Metallifere, segnate in particolar modo dall’esperienza mineraria, elevandolo al tempo stesso a circuito turistico-culturale.
I risultati conseguiti sono già di per sé significativi. Ma cosa può rappresentare, oggi, per la Maremma, questo passaggio ulteriore rappresentato dall’ingresso del Parco nella Rete Mondiale dei Geoparchi UNESCO?
Intanto, parliamo di un circuito culturale e scientifico di grande prestigio e molto ambito, in grado di promuovere il Parco ed il suo territorio – Colline Metallifere, ma anche provincia di Grosseto e Maremma in genere – in ambito internazionale.
Poi c’è da considerare la valenza, la portata socio-economica e culturale, e soprattutto i riflessi sul comparto turistico. Basti pensare che la Rete dei Geoparchi coinvolge un flusso turistico di 80 milioni di visitatori all’anno.
Infine, altro aspetto interessante è dato dal fatto che i parchi italiani inseriti in questo network sono attualmente soltanto cinque (57 in tutto il mondo), cosa che conferisce un quid di esclusività e particolarità al marchio. Tra questi il Parco Geominerario storico ambientale della Sardegna, il Parco regionale del Beigua (Liguria), il Parco naturalistico Adamello-Brenta (Trentino), il Parco delle Madonie (Sicilia) e il Parco di Cerere (Sicilia). Come si evince la Toscana, al momento non è rappresentata, per cui ove il responso fosse positivo, il Parco diventerebbe una sorta di testimonial per l’intera regione, con risvolti positivi anche per la Maremma. Non a caso la candidatura è stata presentata con il nome di “Geoparco Minerario Toscano”, The Tuscan Mining Geopark, in modo da legarsi a doppio filo con uno dei brand turistici più conosciuti a livello mondiale: il marchio “Tuscany”, segno distintivo che oltre a conferire una sorta di valore aggiunto alla stessa candidatura, finirà col produrre ricadute positive sui territori sui quali lo stesso Parco insiste: ovvero la provincia di Grosseto.
Dunque, di fronte a questi aspetti che riteniamo significativi, non c’è che da incrociare le dita ed aspettare la fine del mese.
“Tutto quello che il Parco poteva fare, l’ha fatto: ora non resta che attendere l’esito finale della Commissione. Il nostro destino non è più nelle nostre mani: l’abbiamo consegnato a voi”, ha detto un commosso Hubert Corsi nel salutare i Commissari. “No – gli ha risposto Valiakos nel congedarsi con una prolungata stretta di mano – il destino l’avete costruito con le vostre mani, e in particolar modo le sue”.
Per lui, che al Parco ha dedicato in questi ultimi anni tutto sé stesso, migliore e più degna uscita di scena non poteva essere scritta. Per Luca Agresti, cui facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, una prestigiosa e stimolante eredità.
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